FOTOGRAFIA. Ilaria Magliocchetti Lombi. La forza del colore e del contrasto.

Marzo 4, 2009 by Chiara  
Filed under ., Arte

Abbiamo visto le foto di Ilaria scattate ai concerti di mezza Italia. Chitarre e musicisti, luci e contrasti. Poi abbiamo scoperto la sua versatilità: ritratti, cibo, moda, luoghi deserti, abbandonati, e poi ancora folle, scontri. E di nuovo intimità, di nuovo corpi, sguardi. Il colore è la sua religione, il contrasto la sua arma preferita.

Intervista a Ilaria Magliocchetti Lombi (fra Barcellona e Roma)

Quando e come hai cominciato con la fotografia? E com’è essere fotografa in Italia? Si sopravvive?

Ho iniziato a scattare più seriamente a Roma, nel 2006, soprattutto nell’ambito della scena musicale indipendente, e quando mi sono resa conto che la fotografia era quello in cui volevo investire ogni energia ho sentito l’esigenza di studiare e allargare le mie vedute lontana dall’Italia.
Volevo essere da sola con la mia passione e cercare di capire se era quello che realmente volevo fare. Avevo bisogni di stimoli nuovi.
Mi sono trasferita a Barcellona dove ho studiato per 2 anni. Questo è il primo anno in cui, avendo finito la scuola, posso fare avanti e indietro fra Roma e Barcellona. Il lavoro come fotografa non mi vincola necessariamente a un luogo, mi muovo a seconda delle esigenze.
Non è ancora facile per me vivere di questo, sono agli inizi e la strada è lunga, ma mi sto dando da fare. Sicuramente per ora “sopravvivere” a Barcellona è molto più facile che a Roma. A Roma non potrei assolutamente permettermi di avere un posto tutto mio e di vivere del mio lavoro per adesso. Finirei per pagare 600 euro per una stanza chissà dove. A Barcellona  con la metà vivo in centro. A Roma ho più contatti e possibilità al momento, invece a Barcellona ho l’indipendenza, la libertà e gli stimoli necessari per andare avanti.

Spagna e Italia: due mondi lontani o vicini?

Mah, si dice che siamo simili, perché siamo latini, caciaroni, simpatici. Ma se poi si va più a fondo, nella “cultura” e nella civiltà, c’è un abisso secondo me. Premetto che io posso parlare solo della realtà che conosco che è Barcellona, ma in Spagna si respira un’altra aria. E’ una città dinamica, giovane. C’è un pò tutto il mondo e c’è un grandissimo scambio di vedute, di stili, di modi di vivere. C’è quindi crescita, comprensione, evoluzione.
In Italia non ho quasi mai questa sensazione. Siamo purtroppo molto provinciali, molto poco europei in questo senso. A Barcellona non ti giudicano per come ti vesti, per come porti i capelli o per chi ti porti a letto. Purtroppo in Italia non c’è questo movimento e questa apertura, e se non c’è movimento non c’è crescita.

Cosa cerchi con l’obbiettivo? Hai una grande versatilità nei soggetti (food, ritratti, musica, sport, moda..), ma cosa ami di più fotografare?

Non cerco quasi mai di fotografare il reale. Siamo bombardati di immagini tecnicamente giuste, perfette. Tutto è immagine. A me non interessa scattare una bella foto e basta. Ormai lo sanno fare tutti. Cerco quasi sempre di dare una mia interpretazione. Questo non significa assolutamente taroccare e con questo intendo dire che comunque la mia foto è la mia personalissima visione. È una realtà filtrata attraverso i miei occhi. Cerco di creare un’immagine. Per me fotografare è entrare in contatto con ciò che mi interessa, che mi affascina, per restituirlo poi agli altri.
La fotografia è poi un mezzo che mi permette di confrontarmi con ambienti e situazioni totalmente diverse, che mi mette quindi alla prova e mi da la possibilità di evolvermi e crescere non solo
professionalmente ma soprattutto a livello umano. Sicuramente ciò che amo di più è il ritratto in tutti i suoi ambiti, e sto imparando ad amare molto anche il reportage (tra poche settimane partirò per l’India infatti..)
La moda mi affascina ma non in senso assoluto…c’è quella messa in scena eccessiva che non riesco ad abbracciare totalmente…
Still life e food non mi appassionano: è semplicemente una cosa in più che so fare e che mi da qualche lavoro in  più, ma non è certo quella la mia strada.

Nelle foto di città/spazi aperti sembri prediligere i contrasti, i  tratti forti, lo scontro, la periferia, l’emarginazione… parlami di questa ricerca.

Per assurdo in contrapposizione all’amore per la gente, per i volti e per il ritratto, sento una fascinazione assoluta per l’assenza dell’uomo, per gli spazi abbandonati, dimenticati, per luoghi dove l’uomo ha lasciato la sua traccia. Ambienti spesso carichi di significato e energia. Ad esempio ho realizzato una serie di foto in un ex ospedale psichiatrico a Roma. Invece a Barcellona è più di un anno che sto portando avanti un progetto con un’altra fotografa (Diana Bagnoli). Stiamo documentando il cambio impressionante che sta subendo la città soprattutto sul piano estetico.
Stanno sventrando la città e ricostruendo in maniera selvaggia, cancellando tutte quelle sfumature che costituiscono lo spirito di una città. I quartieri popolari e tutti i “non luoghi”, spesso periferici, che vengono eliminati dalla mappa della città in quanto vecchi -non antichi- e quindi non fonte di profitto, non vendibili, non turistici.
Barcellona va in quella direzione: turismo, moda, una città vetrina.

I colori delle tue fotografie sono saturi, contrastati, ben delineati. Che rapporto hai con il colore, cosa cerchi e come operi per portarlo sempre in primo piano?

La forza del colore è alla base del mio lavoro come fotografa. Ricerco sempre la sua incredibile forza espressiva, tanto nelle foto dei concerti che nei ritratti o nei paesaggi urbani. Direttamente in fase di scatto cerco un contrasto forte, ma do anche sempre molta importanza alla postproduzione. Non è una falsificazione come pensano molti-non me ne vogliano- amatori che non fanno i fotografi di professione e che pensano che il digitale abbia reso la fotografia impura.
Non è questa la realtà, è una cretinata detta in maniera ignorante. La  postproduzione è un incredibile strumento creativo, se usata con gusto ovviamente. Tornando al colore lo tratto “a zone” in maniera spesso fin troppo maniacale. Un po’ come se restaurassi un quadro: mi fisso su ogni sfumatura per riportarla alla luce.

di Chiara Levi

Per seguire il lavoro di Ilaria:

www.flickr.com/ilaria_magliocchetti

http://www.imlphotographer.com

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