MUSICA. L’arab pop di Natacha Atlas
Ai fondamentalisti non piace la contaminazione… nemmeno in musica.
Egiziano-belga, Natacha Atlas è la regina dell’arab pop, frutto di una coraggiosa contaminazione tra ritmi dub, folk del nord Africa, trip hop, pop europeo… Dentro c’è tradizione islamica e novità occidentali. Un ibrido, lei, come la sua musica, che compone e canta. Oggi vive a Washington. “Ayeshteni” il suo ultimo album da solista. Jocelin Pook e Battiato l’hanno voluta con loro. La ex Presidente dell’Irlanda, Mary Robinson, nel 2001 l’ha nominata ambasciatrice alla conferenza dell’Onu contro il razzismo.
Il suo desiderio più grande è che i suoi dischi inizino a diffondersi anche in Egitto, dove “parlare di queste faccende è ancora proibito”.
Natacha “non conosce frontiere, né artistiche, né geografiche”, è stato detto di lei. Non sarebbe piaciuta ai fondamentalismi che negli anni ’80 e ‘90 minacciarono di morte un cantante algerino che miscelò ritmi arabi con ritmi occidentali; si tratta di Kahled Hadj Brahim. La sua musica venne “accettata” nel 1985 dal governo algerino, provocando l’ira dei fondamentalisti, che costrinsero il cantante a trasferirsi a Parigi. Stessa sorte, terminata stavolta tragicamente, per il cantante Cheb Hasni, che decise di restare in Algeria nonostante le minacce: venne ucciso nel 1994.
di Natasha Aleksandrov


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