CINEMA. “Il canto di Paloma”. La pellicola di Claudia Llosa, Orso d’oro a Berlino.

Maggio 20, 2009 by Chiara  
Filed under ., Cinema

Siamo abituati a dibattere e a provare orrore per conflitti quali quello in Afganisthan o in Iraq, ma forse non tutti sono a conoscenza del fatto che il Perù, esattamente dal 1980 al 2000, sia stato teatro di una delle peggiori carneficine del secolo, un’infinita guerra civile fra il governo e due formazioni di guerriglia come Sendero Luminoso e Tupac Amaru.

E dobbiamo ringraziare una giovane regista, poco più che trentenne, quale Claudia Llosa, e manifestazioni quali il Festival del cinema di Berlino, perchè sia l’una che l’altro hanno saputo riportare a galla una realtà ben sepolta. La regista, attraverso una sensibilità tutta femminile, ha saputo dare voce alle donne peruviane, mentre il Festival di Berlino ne ha riconosciuto la forza, assegnargli “all’unanimità” (come Tilda Swinton presidente della giuria ha sottolineato al momento della premiazione) l’Orso d’oro di quest’anno.

E non per niente a “La teta asustada” (del tutto stravolto in italiano con “ Il canto di Paloma”), ha ricevuto in Italia il patrocinio di Amnesty International. La traduzione italiana dallo spagnolo di “teta asustada” è letteralmente “seno spaventato”. Come la stessa regista afferma, si tratta di una teoria che gli psicologi odierni prendono seriamente in considerazione. La teoria analizza la possibilità che attraverso il latte materno si trasmetta, da madre a figlia, una paura scatenata da un forte trauma. Esattamente quello che nel film risulta essere il motore di tutta la vicenda.

La regista, Carmen Llosa

Fausta, la protagonista, nasce da una violenza sessuale subita dalla madre durante il ventennio del conflitto peruviano. Fausta è cresciuta nella convinzione che gli uomini sono feccia e che potrebbero fare di lei qualsiasi cosa, lì fra le bidonville di Lima. Fausta è una donna sola: la madre è appena morta e la ragazza vive spostando continuamente il corpo della madre: in mancanza del denaro per il funerale il cadavere viene parcheggiato da una stanza all’altra della casa di Fausta. La regista racconta che per le popolazioni andine la morte è un concetto meno tetro e deprimente che nelle altre culture e che la loro capacità di sopportazione- elaborazione del dolore e del lutto è assai lontana dalla nostra.
La Llosa non è nuova nel presentare opere di questo genere. Nel 2006 difatti con “ Medeinusa” la regista diventò una celebrità ricevendo premi e nominations da festival di tutto il mondo quali il Sundance, Rotterdam, Lima, Santiago de Chile, Málaga o San Sebastián. Oggi presenta agli spettatori un’opera che parla di autostima, di donne che parlano di donne e della più grande paura del nostro tempo: l’ossessione della violenza. Lo è per Fausta, interpretata dalla bellissima attrice Magaly Solier, che porta dentro di sè l’eredità della paura e lei, in memoria di tutte quelle donne violate, introduce dentro la sua vagina, con un gesto estremo, una patata. Una patata che è scudo. Uno scudo che però mette radici: si toglierà la patata solo nel momento in cui il suo ginecologo l’avvertirà della pericolosa possibilità che il tubero metta radici.

La regista afferma che la pellicola è fatta per scatenare una reazione in tutte quelle donne che s’arrendono di fronte alla vita e, chiuse in sé stesse, in realtà incespicano nei propri meccanismi di difesa, senza riuscire ad affrontare le paure e a sanare le ferite dell’anima. L’attrice protagonista è andata, durante la lavorazione del film, alla ricerca di quelle donne che sono state vittime in quegli anni e ha parlato con loro per raccogliere stati d’animo e ricordi ed è rimasta così colpita da portare alla perfezione sullo schermo i sentimenti di Fausta, metaforicamente voce di tutte loro. Tutto il cast si è impegnato nel dare una trasposizione della vicenda di taglio femminile e a trovare la bellezza, il colore e la vitalità anche in mezzo allo squallore e alla miseria, sottolineando la dignità della gente e la capacità delle donne di sollevarsi al di sopra degli eventi più tragici.

di Mariagrazia Gallù

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