LIBRI. Ciao maschio, il testo teatrale di Valeria Parrella
Dicembre 9, 2009 by Claudia
Filed under Libri & Fumetti
Dopo il cinema, con la sceneggiatura di “Lo spazio bianco” tratto dall’omonimo libro, Valeria Parrella scrive un testo che è un monologo pensato e messo in scena per il teatro: “Ciao maschio”.
Ha una forte valenza metatestuale, presenta un linguaggio piuttosto altisonante anche se non manca di ironia e espressioni quotidiane. Mi ha ricordato per astrazione e vuoti e visioni “La vita interiore di Martin Frost” di Paul Auster.
Valeria Parrella raccoglie tutto ciò che non poteva entrare in un libro di narrativa: riflessioni spezzate, situazioni estremizzate, pensieri tradotti in parole stregate dall’anestesia dell’operazione che la protagonista sta per affrontare. La scrittura svelata è la discendente delle più pietrose e assolate scritture della lingua italiana.
La protagonista è una donna cinquantenne che si ritrova con tutti i maschi della sua vita davanti, tutti insieme. Parla all’uno o all’altro per fare il punto sull’amore vissuto e sulla coppia che sono stati insieme. Sono maschi e non uomini, come vi sono femmine e non donne, perché il secondo appellativo implicherebbe un passaggio superiore, una raggiunta maturità, una risoluzione che non c’è mai stata.
Li divide in due ali: da una parte quelli dell’accoglimento e dall’altra quelli della libertà. In breve: il rapporto con i primi rende impossibile avere uno spazio per sé. La relazione con i maschi della libertà rende impossibile conoscersi a fondo l’un l’altra – questione che da sola aprirebbe una voragine di domande che rimarrebbero senza risposta, come molte dei perché posti dall’autrice.
La protagonista ripercorre dei frammenti di vita con l’uno e con l’altro, e parla a tutti chiaramente: uno non l’ha mai capita, con l’altro era lei a non farsi capire, di uno non era mai stata innamorata e con un altro sopraggiunse la fatalità e il consumarsi dell’amore. Con tutti lei forse cerca quel “momento” che lei chiama centro: vuole dimenticarsi di sé, e se tutto va bene questo oblio estatico si realizza per cinque o dieci secondi. L’autrice si chiede perché ricercare un rapporto di coppia, visto che, detto senza paura, se fosse per la voglia di cazzo, questa si può soddisfare tanto facilmente quanto fermarsi a mangiare un panino in autogrill.
La protagonista è arrabbiata perché non sembra trovare una soluzione alla “sabbia” dell’amore.
Le convenzioni non aiutano e non ammettono nemmeno che si preferisca dormire da soli che scomodi e insieme. Le contraddizioni insite nella passione – l’equilibrio difficile tra distanza e intimità - e la natura vacillante dell’essere umano contro la immobilità del rapporto a due sembra non lasciare speranza a una sopravvivenza dignitosa della Coppia.
Il padre interrogato dà alla protagonista un’ipotetica risposta: lui la ricorda “sola” fin da piccola. Lei aggiunge disperata. Lui incalza forte.
Valeria Parrella chiarisce che il suo testo non vuole ergersi a manifesto o polemica femminista, è una raccolta onirica e dilatata e molto molto personale.
Dal suo “Ciao maschio” ne esce una figura maschile che, come fa uno dei suoi ex, preferisce star fuori dalla porta piuttosto che entrare nella stanza cui si sta generando la vita.
Faccio un po’ di conti: la protagonista è una cinquantenne, i suoi compagni saranno suoi coetanei, e ammesse le dovute eccezioni non dubito che il suo ritratto di uomo sia piuttosto veritiero. Uomini, come scrive, che lasciano le proprie pietre sul letto di lei.
Il testo si conclude con una simpatica conversazione tra lei e Lella Costa, e una storiella che dà una possibile chiave di svolta: è l’uomo che deve dimostrare il suo rispetto e lasciare la donna padrona di sé - e lei deve saperlo essere.
di Claudia Selmi


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