CINEMA. “Donne senza uomini”, il capolavoro iraniano di Shirin Neshat, Leone d’Argento per la migliore regia 2009
Prima scena: silenzio, una donna sospesa tra le nuvole cade.
Seconda scena: un sentiero che percorre un ruscello, una lussureggiante foresta iraniana, una folta siepe da attraversare. E’ da lì che parte il film “Donne senza uomini”. Dal verde, come quello della Rivoluzione verde, accaduta in concomitanza con l’uscita del film.
Impossibile descrivere a fondo quello che il film provoca nello spettatore. Non si tratta semplicemente di una buona sceneggiatura, di un lavoro di fotografia, regia, recitazione ineccepibile, né di un progetto ispirato. Dimenticate i temi che la maggior parte dei film di adesso presentano e tuffatevi indietro, in profondità.
Il film tocca le fondamenta stesse della vita. Quelle della libertà. Quando vita e libertà coincidono. Sono così fortunata che per me, giovane italiana media, il concetto è scontato. Non ho mai nemmeno pensato quanto possa essere importante.
Il film di Shirin Neshat, che è stato girato e concluso in sei anni, penetra dentro l’anima di quattro donne iraniane.
Una che solo uccidendosi potrà partecipare alla rivoluzione in atto, che è l’unico scopo della sua vita.
Un’altra è anoressica, è una prostituta, ma trova il coraggio di scappare, ai bagni pubblici si strofina con la spugna fino a farsi uscire sangue, ha bisogno di esilio e purificazione.
Un’altra viene stuprata a causa di uno sguardo sostenuto per qualche secondo ad un uomo, e, distrutta perché nessuno la vorrà più, si cerca, si perde, e si ritrova in una foresta grigia come lo smarrimento della sua anima.
La quarta donna non porta mai il chador, lascia il marito perché tra loro non funziona e si trasferisce in una villa con un giardino gigantesco, e spaventoso, i cui limiti vanno da una palude al deserto, da prati fioriti a giungle impenetrabili, dove giungono per caso o per volontà le altre due ragazze.
In esilio dal mondo e in solidarietà femminile riescono a trovare coraggio e un po’ di fiducia nella libertà, ma non sarà sufficiente. Il colpo di stato che riporterà lo Scià al governo invade anche quel poco di libertà guadagnata.
E’ una storia di angoscia e di spiritualità, di passato e rivoluzione, di donne sepolte e di ombre, che non scendono mai a compromessi.
“Io non vedo affatto le donne del mio Paese come vittime. Anche se è vero che sono oppresse. Sono molto forti, non hanno mai fatto compromessi, hanno sempre combattuto per i loro diritti.” afferma la regista.
Grazie ad immagini forti e vitali come fotografie, grazie alla perlustrazione urgente di luoghi e anime dell’Iran, grazie a ritratti lunghissimi e dettagliati degli occhi e dei visi ricchi d’espressività, dolore e bisogno, e grazie anche alle musiche di Ryuichi Sakamoto, Shirin Neshat ha creato un capolavoro.

La regista Shirin Neshat e le protagoniste del film vestite di verde, durante il Festival del Cinema di Venezia
La regista e fotografa Shirin Neshat, che vive a New York da quando è studente, è ora costretta all’esilio forzato perché in Iran sarebbe arrestata come dissidente, come tanti suoi colleghi tra cui il regista Jafar Panahi (Leone d’oro a Venezia per “Il Cerchio”), attualmente detenuto nel carcere di Evin, a Teheran, da inizio marzo, esclusivamente per le sue idee.
Di Claudia Selmi



iggy on Mer, 28th Apr 2010 20:56
già, un film bellissimo.
Notizie dai blog su Da sabato 15 maggio a lunedì 17 maggio al CINEMA MACALLE' "Donne senza uomini" di Shirin Neshat on Ven, 14th Mag 2010 09:00
[...] CINEMA. “Donne senza uomini”, il capolavoro iraniano di Shirin Neshat, Leone d’Argento per la migliore regia 2009 Prima scena: silenzio, una donna sospesa tra le nuvole cade. Seconda scena: un sentiero che percorre un ruscello, una lussureggiante foresta iraniana, una folta siepe da attraversare. E’ da lì che parte il film “Donne senza uomini” . Dal verde, come quello della Rivoluzione verde, accaduta in concomitanza con l’uscita del film. blog: Fridamagazine | leggi l’articolo [...]