LIBRI. La corrispondenza che rappresenta per Amélie Nothomb “Una forma di vita”

Ottobre 2, 2010 by Claudia  
Filed under ., Libri & Fumetti

Torniamo a parlare della popolarissima scrittrice belga Amélie Nothomb. E’ freschissima l’uscita del suo ultimo libro “Une forme de vie”, una corrispondenza tra la scrittrice stessa e un soldato americano di 190 kg arruolato nella guerra in Iraq. Di seguito la cronaca della serata francese a lei dedicata al Théâtre de la Madeleine a Troyes il 30 settembre.

L’idea le è venuta quando ha letto un articolo riguardo a un’epidemia di obesità nell’esercito americano in Iraq. Affascinata dal fatto reale, ha interpretato il fenomeno come una resistenza dei soldati alla guerra, un atto di sabotaggio. Da obesi non si riesce a salire sui carro-armati, né a correre, né a combattere. In condizioni normali, l’obesità assomiglia a una debolezza, mentre in questo caso è sintomo di coraggio estremo, di una ribellione, una forma di body-art, il solo modo che hanno i soldati di esprimere la propria resistenza.

Questa storia dal finale sorprendente permette alla scrittrice di toccare diversi temi a lei cari.

Innanzitutto il tema della corrispondenza, ovvero il legame speciale che si crea tra due persone che si scrivono (appunto, Una forma di vita). Nothomb ne sa qualcosa della corrispondenza. Intrattiene con il suo lettorato, esclusi quindi i rapporti della sua vita privata, circa 2000 corrispondenze fisse. Nel suo ufficio è circondata da pile su pile di lettere, che vengono lette tutte, nessuna esclusa. La scrittrice risponde a quelle “che meritano una risposta” ed esclusivamente per iscritto, prima di tutto perché per lei la scrittura è un atto altamente fisico, e in secondo luogo perché non possiede un computer e “le ci vorrebbero dieci anni per imparare”.

Il tema della fame, delle malattie legate al cibo le è altrettanto conosciuto. In alcuni suoi lavori precedenti è tornata spesso sull’anoressia e la bulimia, malattie che ha vissuto per 8 anni, e che l’hanno segnata per sempre. L’autrice spiega come queste malattie azzerino tutto quello che esisteva in precedenza, identità e relazioni, e costringano a partire dall’a-b-c della vita, e ricostruire riconsiderando qualsiasi cosa, perché dopo l’anoressia si riparte da zero. Uno zero creato dall’annullamento di sé. Dichiara che tutto quello che un anoressico sente è di non esistere. Quello di cui avrebbe bisogno è semplicemente che la sua esistenza venga constatata.
Ribadisce come il cibo è una droga, e che i soldati iracheni del suo libro l’hanno usata come tale, mentre nella guerra in Vietnam assumevano l’oppio.
“E’ tutto inventato ma anche tutto vero”, afferma la scrittrice, poiché il suo lavoro implica il fatto di scendere in fondo a se stessa, dove può trovare tutti gli elementi dell’umanità, e può così entrare nella mentalità del personaggio, in questo caso del soldato obeso.

Il tema della frontiera – tra persone - è ugualmente importante perché sono importanti le relazioni umane, problematiche per chiunque. La corrispondenza è la frontiera di carta che Nothomb ha saputo creare tra sé e i suoi lettori, anche se c’è sempre qualcuno che invade questo sacro perimetro.

Al Théâtre de la Madeleine a Troyes – una piccola cittadina nel dipartimento dell’Aube, a sud est di Parigi – la serata dedicata ad Amélie Nothomb è un successo.

La platea è formata da fans più o meno storici della scrittrice. Durante l’intervista la scrittrice è ironica e autoironica, brillante e complice, estremamente chiara e semplice in ogni tema che espone, parla dei suoi libri come dei “suoi bambini”, conferma le voci di corridoio dell’esistenza di una settantina di manuscritti inpubblicati e che non pubblicherà mai, perché ci sono “creature fatte per l’oscurità, ed altre per la luce”.

Elogiata dal pubblico, l’autrice tradotta in 42 lingue del mondo, che si sveglia tutti i giorni alle 4 per scrivere, che ammette che non prova praticamente mai soddisfazione per il suo lavoro, tranne quando – forse – vede le sue storie vivere nelle rappresentazioni teatrali, che legge come minimo 4 ore tutti i giorni, che ha poche vacanze, ma quando è in vacanza non fa altro che leggere, senza interrompersi, Amélie Nothomb, è instancabile. Dopo aver risposto con gentilezza e umiltà a tutte le domande del pubblico, si prepara a scrivere le dediche sui libri e a firmare gli autografi, ne avrà per almeno due ore.


di Claudia Selmi

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