ARTE/ILLUSTRAZIONE. Le orsodivagazioni di Elzevira e il collettivo Zizì.

Finalmente FridaMagazine intervista Elzevira, ovvero Elvira Pagliuca, un’illustratrice che si destreggia tra Ancona e Rimini, e che nella sua ventiquattrore ha molti punti di invisibilità, psicoraggio e fendilancia. Disegna metà a mano e metà a photoshop, viene dalla scuola di progettazione e comunicazione a Urbino, disegna pensieri scritti sui muri, stereo che parlano, cuffie nelle orecchie, ciliegie platoniche, cuori da pescare, nuotatrici che si intersecano, e un sacco di altre creature che animano un mondo pulito, a tratti nostalgico, di doppiogioco, semplicità e sottrazioni.
E cos’altro?
Orsodivagazioni, anziani ciclisti, rapimenti alieni e un mucchio di gente che dorme. Recentemente ho riscoperto i pennarelli. Eppoi “finalmente” è troppo, dai. M’imbarazzo.
Com’è giocare con questo mondo? Trovi che offra molti spunti? Dove li trovi?

Illustrazione di Martina Galetti (collettivo Zizì)
È il testo, il titolo, oppure una canzone a darmi gli elementi da cui partire. Poi cerco di lavorare per sottrazione o per associazione di idee perché creare illustrazioni completamente didascaliche è un po’ come dire scemochilegge. Ah poi ci sarebbe anche ironia a valanghe, ma spesso la cosa è chiara solo a me.
Credi che sia importante per illustrare, o fare dei lavori creativi, mantenersi un po’ adolescenti? Avere come limite di tempo il domani? È così per te?
Sì parto con una idea e poi alla fine questa diventa puntualmente tutt’altro. Era così no a sedicianni?
Quali sono le linee emotive secondo cui disegni? Cosa cerchi di rappresentare?
Cerco di disegnare sempre un particolare ambiguo anche nelle scene più normali così che un minimo elemento possa sostituire un intero racconto. Poi le vere linee emotive spero che siano tutte nel segno, proprio nelle linee fisiche, nei tratti neri tracciati con l’inchiostro. Non è una tecnica molto elaborata quella che uso, però è quella che più si adatta a me. Tracciare lo stesso segno fino a controllarlo. Stesso discorso per quando uso il collage di carte colorate per fare le campiture di colore. Non c’è l’emotività che ci può essere nella stesura del colore, quanto piuttosto quella nel tracciare contorni.

Illustrazione di Elzevira (Elvira Pagliuca)
Sei giovane, e hai già trovato la formula vincente che coniuga lavoro e passione. Quanto ne sei fiera? Quanto è importante la magica Riviera per la tua arte?
Caspita, magari! Sono ancora lontana dal poter vivere di sola illustrazione. Per fortuna ho una formazione da progettista grafico e questo mi permette non solo di avere un lavoro, ma anche di avere una visione dell’illustrazione un po’ più da designer e un po’ meno da artista. Non mi considero un’artista, perché ho una concezione dell’illustrazione come qualcosa di funzionale e penso che l’arte sia e debba essere l’esatto opposto, che non vuol dire mica che l’arte non serve, anzi. È vero la Riviera è importantissima, non solo in termini di ispirazione, quanto piuttosto in termini di stimoli e di persone che fanno. Il bello della riviera è che le cose che non ci sono si realizzano. E questo di sicuro vale per la fetta di Adriatico che conosco meglio, che è quella marchigiana dove un sacco di realtà esistono e si sbattono e fanno. Così anche lungo la riviera romagnola. La maggior parte di queste realtà partono dall’ambito musicale, ma è dalla musica che parte sempre tutto, no?

Illustrazione di GIulia Sagramola (Collettivo Zizì)
Parliamo di te e il nuovissimo collettivo Zizì del quale fai parte - www.zizicollective.com. Sei ragazze giovani e di talento: alle spalle importanti collaborazioni con studi di grafica e case editrici, e rosee prospettive davanti. In più colpiscono i fil rouge che uniscono i vostri stili che, anche se molto diversi, possono essere collegati gradualmente l’uno all’altro. Si passa da uno stile più fumettoso, a linee più sintetiche, a illustrazioni in acrilico per fiabe, alla distorsione delle forme umane, a tecniche di fotomontaggio o collage, a creatività grafico-pubblicitarie, ma accomunati tutti da una sensibilità poetica e insieme ironica. Zizì è tra l’altro un omaggio alla scimmietta omonima di Bruno Munari. Che cosa intendete con Innovazione nei vostri progetti? Cosa vi augurate per il futuro illustrazionista italiano?

Illustrazione di Sara Colautti (Collettivo Zizì)
Non parlerei d’innovazione per Zizì, mi sembrerebbe pretenzioso. In fondo d’innovazione c’è ben poco. L’importanza del confrontarsi e di darsi continuamente degli stimoli a vicenda è una cosa molto importante, e utile, nel lavoro dell’illustratore. Di sicuro esisteranno altri collettivi, come di sicuro esistono molti illustratori che lavorano da soli, si pigliano una commissione e la eseguono. L’obiettivo non è creare un nuovo stile, ma forse è quello di usare l’illustrazione in modo nuovo, non limitandosi al binomio editoria-infanzia. Per il futuro illustrazionista ci auguriamo proprio che si realizzi questo. Forse perché abbiamo tutte questa formazione improntata sulla grafica, ma l’illustrazione tradizionale ci sta un po’ stretta, così come gli ambiti nei quali viene spesso relegata. In secondo luogo ci auguriamo che il mestiere stesso dell’illustratore venga considerato un lavoro serio e professionale e retribuito come tale. E qui c’è del sindacalismo, quindi la smetto subito.
di Claudia Selmi

Illustrazione di Caterina Giuliani (Collettivo Zizì)

Illustrazione di Serena Federici (Collettivo Zizì)

Illustrazione di Elzevira



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